Toshio Yoshida è nato a Kobe, Giappone, 1nel 928 ed è stato allievo del leader e fondatore Jiro Yoshihara, si unì al Gruppo Gutai già nelle fasi inziali, partecipando poi a tutte le Gutai: Stage Exhibition sino all'ultima, nel 1968. Come gli altri membri del gruppo, Yoshida sviluppò più tecniche, tutte innovative e singolari: in Gutai-Decentering modernism, testo del 2011, la Prof.ssa Ming Tiampo (in seguto curatrice della mostra che il Guggenheim Museum di New York ha dedicato al Gutai ad inizio 2013, Gutai: Splendid Playground), descrive così una tecnica atta a lavorare il legno sviluppata da Toshio Yoshida:
"[...] lo sperimentalismo Gutai, che incoraggiava gli artisti a usare una vasta gamma di materiali nelle opere pittoriche, era vicino allo spirito di Allan Kaprow, il quale guardava all'utilizzo e l'assemblaggio di materiali quotidiani come necessario alla commistione tra arte e vita, argomento centrale nei suoi Happenings. Yoshida utilizza il calore come strumento per le sue opere su legno, che lavora incidendovi a caldo pattern e segni astratti, mettendo in dubbio la bidimensionalità dell'immagine piana con opere come Red (1995), in cui fissa una corda su un pannello di legno dipinto di rosso e la lega con un nodo."
La stessa Prof.ssa Tiampo parla di Yoshida come di uno dei primi artisti del gruppo ad "evolvere" nel segno di un approccio più concettuale alla fase creativa:
"Dalle opere che gli artisti del gruppo Gutai producono dal 1965, emerge un progetto, Nul 1965, in cui l'importanza della mano dell'artista retrocede, rimpiazzata dal concetto. Forse l'esempio più valido di questa evoluzione è il caso di Yoshida, la cui produzione degli esordi è l'epitome della relazione dichiarata dal Gutai, tra artista e materiale.
Il suo Work 55-7, del 1955 è un singolo gesto dipinto, incarnato nella materia. L'impasto pesante non rappresenta così tanto come ciò che incarna, e la combinazione di bianco e nero si riferisce indirettamente alla tradizione calligrafica, in cui la mente dell'artista è fissata nel segno del pennello.
Nella sua proposta per Nul 1965, intitolata Semi-Automatic Drip Circle, Yoshida allontana quasi completamente la mano dell'artista, progettando un'opera semi-automatica, che avrebbe funzionato anche senza l'intervento dell'artista, consentendo così una pittura a distanza. Il disegno è stato creato attraverso le gocce che cadono da due lattine di vernice, una rossa e una nera, attaccate a una struttura a forma di V rovesciata mantenuta sospesa da un albero, sopra una tela di 3,6 metri quadrati. Ad ogni estremità, dove erano appese le latte, ha usato una vela in modo tale che con il vento facesse ruotare l'apparato che avrebbe creato, con il tempo, un cerchio di gocce rosse e nere sulla tela sottostante.
Anticipando il commento sull'Arte Concettuale di Sol LeWitt del 1967 "l'idea diventa una macchina che produce l'arte", questa opera, non realizzata, apre le porte alle serie di maggior successo di Yoshida negli anni Sessanta: le sculture di schiuma (verranno esposte nel padiglione di Chimica Industriale e nella Hall del Padiglione Midori, durante l'esposizione Universale ad Osaka, nel 1970).
Per la "XV mostra d'arte Gutai" ancora una volta Yoshida si rinnova radicalmente. Crea sculture con cilindri di vetro riempiti di schiuma che fuoriesce, mossi da una corrente d'aria, creando un'opera organica, fondata sul tempo e sensibile ai movimenti dei visitatori nello spazio.
Il critico d'arte e curatore francese, Michel Tapié, il cui nome è indissociabile dal gruppo Gutai è legato all'avventura dell'arte informale. Negli anni Cinquanta è uno dei primi occidentali a viaggiare in Giappone per conoscere il gruppo, Nel suo catalogo Continuité et avant-garde au Japon, del 1961, Tapié fa riferimento ad una opera di Yoshida, Senza Titolo del 1961..
